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Firenze è satura di edilizia, non possiamo bruciare altro suolo

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NotizieFirenze - venerdì, luglio 9, 2010

[perUnaltracittà 09/07/10]
L'opinione dell’urbanista Budini Gattai condivisa con perUnaltracittà
"Firenze è satura di edilizia, non possiamo bruciare altro suolo"
Sono migliaia gli alloggi inutilizzati, è tempo di invertire la marcia
La quantità di edilizia prodotta in Toscana, nella provincia di Firenze o anche solo nel capoluogo, ha raggiunto livelli da primato.
Lo conferma il rapporto Nomisma del maggio scorso, divulgato nel convegno del 9 giugno a Palazzo Vecchio: l’offerta di alloggi è passata in due anni (2007-2009) da 173.000 a 196.000, ma sono migliaia quelli inutilizzati, che hanno impegnato, per non dire deturpato, il territorio. E non si arresta nemmeno la richiesta di costruzione di nuovi ipermercati, centri commerciali, centri di divertimento, parchi a tema. Malgrado la saturazione di un settore immobiliare entrato anch’esso nel vortice della crisi.
D’altra parte non ci si può rasserenare pensando che il mercato farà giustizia di un investimento sbagliato, perché al livello in cui siamo, ogni impegno di suolo “a perdere” cioè inutile perfino come rendita futura, è un danno grave alla Comunità locale e nazionale. Bisognerebbe rendersene conto e non  giocare a dama sulla piana fiorentina con cittadelle, aeroporto, parco, inceneritore.
Basta. È tempo di invertire la marcia: si è indicata la via di un’urbanistica dell’Austerità per muovere investimenti produttivi e lavoro di tipo sostenibile. Bisogna compiere un passaggio obbligato verso la Città Paesaggio, considerando la trasformazione, la manutenzione o il restauro dell’esistente come fattori di qualità
urbana. Il denaro (pubblico) stanziato per il tunnel TAV, indirizziamolo invece per realizzare il passante di superficie, il metrotreno sui binari ferroviari interni e relative fermate, il prolungamento della linea tranviaria 1 fino a Bagno a Ripoli, il
collegamento del tratto di viale Talenti con Isolotto, Cascine, piazza Puccini, Careggi...
Invece di inseguire le favole ormai superate (e un po’ troppo contrattate) della tarda postmodernità, perché non discutiamo di questa nuova prospettiva?
[perUnaltracittà 09/07/10]
L'opinione dell’urbanista Budini Gattai condivisa con perUnaltracittà
Sono migliaia gli alloggi inutilizzati, è tempo di invertire la marcia
La quantità di edilizia prodotta in Toscana, nella provincia di Firenze o anche solo nel capoluogo, ha raggiunto livelli da primato.
Lo conferma il rapporto Nomisma del maggio scorso, divulgato nel convegno del 9 giugno a Palazzo Vecchio: l’offerta di alloggi è passata in due anni (2007-2009) da 173.000 a 196.000, ma sono migliaia quelli inutilizzati, che hanno impegnato, per non dire deturpato, il territorio. E non si arresta nemmeno la richiesta di costruzione di nuovi ipermercati, centri commerciali, centri di divertimento, parchi a tema. Malgrado la saturazione di un settore immobiliare entrato anch’esso nel vortice della crisi.
D’altra parte non ci si può rasserenare pensando che il mercato farà giustizia di un investimento sbagliato, perché al livello in cui siamo, ogni impegno di suolo “a perdere” cioè inutile perfino come rendita futura, è un danno grave alla Comunità locale e nazionale. Bisognerebbe rendersene conto e non  giocare a dama sulla piana fiorentina con cittadelle, aeroporto, parco, inceneritore.
Basta. È tempo di invertire la marcia: si è indicata la via di un’urbanistica dell’Austerità per muovere investimenti produttivi e lavoro di tipo sostenibile. Bisogna compiere un passaggio obbligato verso la Città Paesaggio, considerando la trasformazione, la manutenzione o il restauro dell’esistente come fattori di qualità
urbana. Il denaro (pubblico) stanziato per il tunnel TAV, indirizziamolo invece per realizzare il passante di superficie, il metrotreno sui binari ferroviari interni e relative fermate, il prolungamento della linea tranviaria 1 fino a Bagno a Ripoli, il
collegamento del tratto di viale Talenti con Isolotto, Cascine, piazza Puccini, Careggi...
Invece di inseguire le favole ormai superate (e un po’ troppo contrattate) della tarda postmodernità, perché non discutiamo di questa nuova prospettiva?

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